VITA DA MAESTRA

Ora che mi appresto alla pensione, non posso fare a meno di frugare nei cassetti dei ricordi.Sono tantissimi, belli e brutti. Ricordare tutti è un’impresa titanica, sono, però, sicura che il mio cuore è talmente grande che i nomi sono impressi con il sangue. Ricordo le prime supplenze. Gli stazzi della gallura. Esperienze indelebili. Anche i pianti perchè pensavo di non essere in grado di dare agli alunni ciò di cui avevano bisogno. Prima di tutto la fiducia. I bambini, pur nelle loro diversità sono tutti uguali ( Gardner docet). Ho sempre affermato che per me non esistevano alunni bravi e meno bravi. Sappiamo che i tempi di acquisizione sono diversi, in base all’attenzione, alla concentrazione. Tutti hanno il diritto di raggiungere gli obiettivi proposti. Ricordo con terrore, i tempi in cui l’insegnante di tirocinio, alle Magistrali , ci portava nella classe differenziale., al Podda.A Nuoro, gli alunni erano appollaiate in un’ aula , la maggioranza erano ragazze che avevano superato abbondantemente l’età scolare ciclo primario. Il grembiule era d’obbligo. Quanta tristezza!

Ricordo, poi, la prima lezione da tirocinante: l’HASHISH, in una quinta a San Pietro. Non riuscivo a dare avvio alla lezione perchè, sinceramente, nonostante mi fossi preparata era difficile trattare l’argomento con i ragazzini. Con l’aiuto della docente di classe, finalmente, la lingua si sciolse e probabilmente utilizzai le parole giuste per far capire di che cosa si trattava.

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